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    Fattoria Coroncino

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    Fattoria Laila

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    Gaja

    By EnoCentrico | gennaio 1, 2009

    (SPAZIO PER VALUTAZIONE AZIENDALE)

    Anno di Fondazione: 1859
    Proprietà: Angelo Gaja
    Enologo: Guido Rivella
    Agronomo: Giorgio Culasso
    Addetto al ricevimento: non si accettano visite.
    Ettari di proprietà e/o affitto: 92 ha
    Produzione annuale in bottiglie: circa 300.000 bottiglie
    Vendita diretta in Cantina: NO
    Vendita dei vini On-line: NO
    Visite in cantina: NO
     

    Caratteristiche principali di gestione nel vigneto: n.d.
     

    Utilizzo di lieviti selezionati: n.d.

    GUIDA DELLE ECCELLENZE ENOLOGICHE

    EDIZIONE 2011/2012:

    93/100 – Barbaresco 2008 (Cat. H)

    Altissimo Ceto

    Non avrà la polpa e la sostanza della versione precedente, ma quella proposta da Monsù Angelo Gaja è un vino di grande classe e finezza. Decisamente più dinamica rispetto a quella passata, per quel suo essere così sottile, minuto, molto floreale nelle sfumature e sfavillante nelle note croccanti di fragolina di bosco e ribes. La bocca rivela un corpo che ha bisogno di tempo per armonizzarsi per via di un’acidità che ancora è rilevante nella sua vivacità e non trova ancora coesione con il resto della struttura. Un grande vino. Ancora un altro grande vino targato Gaja. Un vino da attendere.

    GUIDA DELLE ECCELLENZE ENOLOGICHE

    EDIZIONE 2010/2011:

    91/100 – Barbaresco 2007 (Cat. H)

    Ci sentiamo di collocarla un passo indietro, questa edizione DEL (il maiuscolo è d’obbligo, ndEC) Barbaresco di Casa Gaja, rispetto alla splendida versione assaggiata lo scorso anno, pur collocandosi con pieno diritto oltre la soglia dei 90 punti. Vino incisivo, energico e di grandissima finezza, come suo solito, ma si mostra un filo più evoluto della 2006, con un passo decisamente più “caldo” del frutto. Dalla sua ha però un impatto già immediato. Piacevole e scorrevole anche al palato, dove imprime pennellate suadenti e avvolgenti, durante tutto l’atto gustativo. Trama tannica, come ci si poteva aspettare, più integrata e meno decisa di quella precedente.

    95/100 – Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenzo 2007 (Cat. H)

    Altissimo Ceto

    Dopo 40 anni di onorata carriera nel regno di “Roi” Angelo, quella persona che risponde al nome di Guido Rivella, che di professione fa l’enologo ma per diletto sfoggia continuamente arti a dir poco mirabolanti, oggi riesce ancora a stupire ed inventarsi come fosse la prima volta. E’ vero che avendo tra le mani una materia prima proveniente da un vigneto che tutto il mondo ci invidia, tutto risulti più facile, meno usuale è invece tirare fuori il coniglio dal cilindro e riuscire nella versione 2007 a mettere la freccia di sorpasso sulla pur ottima 2006. A essere sinceri il nostro esordio con il bicchiere con il vino appena versato non è stato dei migliori. Il Sorì San Lorenzo si è mostrato più contratto se paragonato ai suoi “fratellini”, rovere che incideva, speziatura evidente, tostato quasi caffeoso. Note che riuscivano ad imprigionare il frutto e che non hanno lasciato presagire nulla di quanto invece questo cru ci ha abituati in passato come potenza ed articolazione. Questione di minuti. Questione di aria. Questione di pazienza. Tanta. Tanta, quanto basta per riuscire ad entrare in sintonia con lui. Ci immaginiamo Rivella in versione Panoramix davanti al suo pentolone, intento a preparare la sua “pozione” magica ed i suoi adepti intorno con l’acquolina alla bocca ad attendere impazienti che questa bevanda risulti pronta per essere assaporata. Frutto maturo, caldo al primo impatto olfattivo e ricco nella sua complessità minuziosa. Mentolato e balsamico che escono alla lunga. Bocca avvolgente e piena, il più ricco dei cru di Gaja al gusto. Chiude con un’eleganza e una pulizia sopraffina. Chiudiamo con una chiosa di uno dei nostri collaboratori: “Il vino che tutti i piemontesi vorrebbero fare. Almeno una volta nella vita!” Già. Ma per qualcuno come Rivella, forse, è solo questione di ordinaria amministrazione.

    93+/100 – Langhe Nebbiolo Costa Russi 2007 (Cat. H)

    Podio d’onore per il Costa Russi, vino superlativo e ben fatto, ma che non incide con la medesima potenza e profondità del Sorì San Lorenzo. Possiamo definirlo comunque il più completo e quello di più facile lettura nell’immediato dei tre cru “ex” Barbaresco. Anch’esso molto più ricco e compatto della versione precedente, con un frutto caldo, suadente ed avvolgente. Dotato di una speziatura dolce che accoglie il naso con un abbraccio, mentre al palato si mostra avvolgente, con una trama tannica più integrata ed una vena acida meno rinfrescante, ma che riesce a dare comunque articolazione alla sua stoffa, con un grande supporto data dalla sapidità.

    93+/100 – Langhe Nebbiolo Sperss 2006 (Cat. H)

    Altissimo Ceto

    Assolutamente da non mettere in paragone con il vino descritto sopra, per quanto riguarda il cru di Serralunga di Angelo Gaja. Non solo perchè appartenente ad un’annata differente, ma anche riguardanti mondi diversi. Complessità e frutto graffianti. Più verticale e crudo di tutti i Langhe Nebbiolo sfornati quest’anno da questa cantina, lo Sperss non ha una virgola fuori posto, compreso quel tannino serralunghiano che tende a mordere le gengive, ma che lasciano il palato in una chiusura perfetta. Allungo tra i migliori mai registrati da questo cru.

    93/100 – Langhe Nebbiolo Sorì Tildìn 2006 (Cat. H)

    Se dovessimo dare un punteggio solo per il profilo olfattivo, il Sorì Tildìn avrebbe la meglio su tutti. Intrigante ed elegante come un bellissimo abito di seta, veste un frutto croccante ed incisivo, mostrandosi il più “acerbo” ed il più verde dei tre, anche se meno ricco. Come abbiamo scritto lo scorso anno, vale anche per la 2007, cioè che il cru dedicato a nonna Clotilde, rappresenta l’essenza tutta femminile del Nebbiolo. Al palato ha meno estratto ed un tannino più irrigidito, che chiede molto tempo di soggiorno in bottiglia. Sempre se sarà disposto ad addomesticarsi.

    91/100 – Langhe Nebbiolo Conteisa 2006 (Cat. H)

    Il Conteisa, con suo enorme dispiacere, si trova sempre in una posizione disagiata. Poiché, quando viene messo in degustazione con gli altri Langhe Nebbiolo di casa Gaja, sembra rivestire un po’ il ruolo della pecorella nera della famiglia. Ma, classifica alla mano, risulta a tutti gli effetti uno dei prodotti più interessanti della denominazione. Anche prima, quando portava il nome di Barolo in etichetta. Con quel frutto suadente centrato sul lampone e sulla rosa canina, lascia spazio ad una balsamicità più precoce di altri, se cronometrata sul tempo. Scorrimento gustativo lineare e profondo, con una tannicità scomposta abbastanza insolita per come ci ha abituati nel tempo.

    GUIDA DELLE ECCELLENZE ENOLOGICHE

    EDIZIONE 2009/2010:

    93/100 – Barbaresco 2006  (Cat. H)
     

    Altissimo Ceto.

    Vedo già volare gli avvoltoi sopra di noi che potrebbero accusarci di dimostrare sudditanza psicologica verso Monsù Gaja. Noi, di queste persone,  non ce ne curiamo e li invitiamo ad assaggiare il suo Barbaresco 2006, prima di parlare. Non solo dimostra di essere ancora una volta il Numero Uno (e non ci volevano di certo i seguaci di Viaggiatore Gourmet a dimostrarlo…), ma lo fa con una prova più che egregia, spiazzando anche i nostri  sensi, abituati anche ad altre prove superlative uscite in passato dal Civico 18 di Via Torino. Eppure questo 2006 ha messo d’accordo tutto il panel nell’assegnazione della sua più alta valutazione. Il bicchiere trasmette sensazioni traducibili, prima di tutto,  in una pulizia ed eleganza enologica superiore a tutti. Anche degli stessi Langhe Nebbiolo (ma questo sarà oggetto di altra degustazione). Tornando al “nostro” vino, possiede un frutto polposo, croccante ed incisivo, virato leggermente su delle tonalità speziate, a volte dolci a volte pungenti, di cannella, tabacco e cuoio. Con il passare dei secondi esce anche un mentolato che aggiunge articolazione olfattiva.  Al palato, entra in punta di piedi, quasi senza voler disturbare, salvo poi accorgerti di lui appena esso ha varcato la soglia di casa tua e come quasi fosse un ospite indesiderato, non riesci a liberarti facilemente. Ma, averne di scocciatori così! Poteva ambire a qualcosa in più se non fosse che, del suo “peso”  scorto in fase olfattiva, era più intrigante ed importante in questo momento.

    93+/100 – Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenz0 2006  (Cat. H)

    Altissimo Ceto

    Per gli amanti dei punteggi, di statistiche e graduatorie possiamo dire che il Sorì San Lorenzo ha avuto la “meglio” sul Sorì Tildìn per un niente, tanto che c’è voluto il photofinish per decretare chi stava davanti tanto da inserire il segno + vicino alla valutazione. Se invece vogliamo analizzare il vino in maniera più ampia ed evidenziare quelle che sono le caratteristiche non traducibili soltanto in un punteggio dato in centesimi, allora possiamo dire che il Sorì San Lorenzo ha mostrato un carattere tutto mascolino, a cominciare da un frutto più mordente, integrato da un legno con una tonalità più pungente. Seguito da una speziatura con note di pepe nero e foglie di tè nero in infusione. In bocca è risultato più avvolgente del Sorì Tildìn, ma più contratto ed un tannino più rigido. Nel conteggio dei secondi sulle sensazioni in uscita invece, come detto, photofinish per il San Lorenzo…

    93/100 – Langhe Nebbiolo Sorì Tildìn  2006  (Cat. H)

    Non dovete pensare al Sorì Tildìn 2006, come ricordato sopra, paragonando Massa quando ha perso il mondiale con Hamilton all’ultima curva. Perchè il Sorì Tildìn, può essere preferito al San Lorenzo, se siete amanti dell’essenza femminile del nebbiolo, un carattere più docile e mansueto, un frutto meno polposo ma più croccante ed un palato che si sviluppa tutto sul piano della delicatezza e la morbidezza, data sicuramente da un tannino meno rigido è più articolato. Resta comunque il fatto che questi due “mostri” escono con la stessa valutazione del Barbaresco 2006. E questo la dice lunga…

    P.S.: Sul Barbaresco 2006…

    89/100 – Langhe Nebbiolo Costa Russi  2006  (Cat. H)

    Abbiamo parlato di Sorì Tildìn e di Sorì San Lorenzo, ma il Costa Russi? Diciamo che nella versione 2006, lo stacco da suoi due “fratelli” è molto evidente. E’ palese che siamo davanti ad un grande vino, ma  il naso del Costa Russi “soffre” di un periodo di chiusura del frutto in virtù di un legno abbastanza evidente in questa fase. La ciliegia e la viola fanno fatica a fiorire da un terreno dove troviamo molta vaniglia, cacao e caffè. Anche in bocca risulta abbastanza frenato nella progressione, mostrando anche un tannino più scontroso dei due citati sopra. Sicuramente da dimenticare in cantina ed attenderne gli sviluppi futuri.

    92/100 – Langhe Nebbiolo Sperss  2005  (Cat. H)

    In questo vino ci troviamo in tutto è per tutto un modello, dove da una parte abbiamo la sintesi della filosofia di Casa Gaja, con quel suo mix di potenza, signorilità ed eleganza e dall’altra troviamo il carattere balsamico, terroso e potente di Serralunga. Se poi aggiungiamo che complessivamente, l’annata 2005 ha dato dei vini con dei tannini più marcati, ecco fatto che il risultato dell’operazione matematica, lo trovate  nel bicchiere dello Sperss 2005. Chiaramente un vino che ha ancora bisogno di molto affinamento.

    90/100 – Langhe Nebbiolo Conteisa 2005  (Cat. H)

    Se prima abbiamo trovato nel vino un carattere del terroir di Serralunga, ecco che quì passiamo alla delicatezza e alla setosità del terroir di La Morra. La viola appassita trovata nello Sperss, ha lasciato il posto alla rosa canina, la ciliegia al lampone, il balsamico al tabacco dolce e al palato, il tannino si è fatto più docile, in un finale giocato molto sull’eleganza. Più di quella mostrata al naso.

    90/100 – Barolo Dagromis 2004 (Cat. F)

    Il Barolo Dagromis di Angelo Gaja rappresenta, con questa 2004, la versione più fedele di come deve essere un’interpretazione del Nebbiolo proveniente da La Morra, vinificato dalle sapienti mani di Rivella, in un’annata con le caratteristiche di questo millesimo. Un vino che raggiunge tranquillamente i 90 punti, che non possiede gli stessi spessori e l’incisività dei suoi Langhe Nebbiolo, ma che gioca molto sul filo degli equilibri. A cominciare dall’impatto olfattivo, con uno spettro non particolarmente di grande intensità, ma che disegna tratti contenuti, molto ampi e di notevole apertura aromatica. Equilibrio anche al palato, con tutte le cose al posto giusto, preludio di un finale di notevole lunghezza.

    I prezzi sono indicati per categorie in funzione della variabilità che potete trovare da enoteca ad enoteca:

    Categoria A Fino a 14,00
    Categoria B Tra Euro 12,00 e 17,00
    Categoria C Tra Euro 15,00 e 20,00
    Categoria D Tra Euro 18,00 e 25,00
    Categoria E Tra Euro 23,00 e 30,00
    Categoria F Tra Euro 28,00 e 50,00
    Categoria G Tra Euro 45,00 e 70,00
    Categoria H Oltre i Euro 70,00

    Recapiti:

    Via Torino, 18
    12050 Barbaresco (CN)

    Tel: +39 0173 635158
    Fax: +39 0173 635256
    Skype: -
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    Indirizzo posta elettronica: info@gajawines.com

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